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Janssen: Innovazione nel Campo Tecnologico e Farmacologico a Latina

Updated: May 11, 2021

Ad aprire il ciclo di interviste ad opera del gruppo Think Tank di Exo sono Lorenzo Di Filippo e Luca Zaccaria che hanno avuto la possibilità di confrontarsi con Alessandra Mariani, biologa con esperienza trentennale in Janssen e che ad oggi ricopre un incarico di controllo qualità a livello internazionale. Abbiamo affrontato con lei varie tematiche tra cui innovazione, sviluppo ma anche formazione. Il sito Janssen a Latina conta circa 700 dipendenti ed è un impianto altamente innovativo in ambito tecnologico e farmacologico, nonché sito strategico per la multinazionale in quanto l’impianto è considerato il fiore all’ occhiello per le cosiddette “produzioni solide” (compresse, polveri etc).


Nella panoramica generale fatta dalla dottoressa Mariani è emersa una forte propensione all’automazione dei processi all’interno dello stabilimento. Il fiore all’occhiello in questo ambito è la “produzione in continuous” che si può immaginare come una concentrazione di macchine in un solo ambiente in modo da garantire la continuità del processo; questo processo è solo una faccia della medaglia in quanto l’altra metà del processo innovativo è svolto a Beerse dove i prodotti vengono sviluppati prima di essere poi realizzati nella sede di Latina. Un altro pilastro dall’alta tecnologia presente sul sito sono dei macchinari che si muovono su rotaie a infrarossi permettendo di mettere in contatto l’area di magazzino con tutte le unità produttive dello stabilimento. Essi svolgono sostanzialmente il ruolo di carrelli accorciando notevolmente i tempi dei processi in quanto trasportano tutto ciò che è necessario alla produzione del farmaco fino a davanti la linea di produzione.


Parlando di futuro la dottoressa ci ha raccontato come una società così importante si interfacci con le realtà universitarie italiane e soprattutto con i giovani che aspirano a entrare in questo mondo. Janssen-Cilag ha rapporti con varie università sparse per tutto il territorio nazionale nelle quali tiene seminari, incontri e soprattutto con le quali cerca di condividere i punti di arrivo dei percorsi accademici svolti. Fondamentale, ha sottolineato più volte nel corso dell’intervista, è la preparazione di una tesi finale che sia quanto più originale, specifica e innovativa. Questa è infatti il migliore biglietto da visita per fare colpo in realtà così fortemente improntate allo sviluppo e all’ottimizzazione dei processi. Con rammarico però la dottoressa ci ha messo però di fronte ad una realtà ben nota: le multinazionali tendono a preferire altri luoghi che non siano l’Italia per la parte di Ricerca e Sviluppo legata al prodotto. Questo è un problema sia per la ricerca di giovani da assumere ma anche e soprattutto mette in difficoltà le imprese nel mettere in atto la cosiddetta “Network innovation”, ovvero nel relazionarsi con realtà più piccole per la creazione di una rete di imprese per sfruttare quelle che in economia sono definite esternalità positive.


In conclusione, si è parlato degli obiettivi a medio-lungo termine di Janssen. In quest’ orizzonte non può non essere messa al primo posto l’intenzione di innovare e automatizzare ancora di più la sede di Latina che già oggi produce per un bacino di mercato che va dall’America fino al Giappone passando per l’Europa e per la Cina. “Ma in che modo?” sorge spontaneo chiedersi ed è altrettanto semplice la risposta ricevuta: investendo sull’innovazione. La dottoressa ci ha parlato dell’investimento in macchinari in grado di fornire maggiori quantità di dati che permettono di lavorare sugli attributi di qualità di ogni prodotto velocizzando il processo di analisi del prodotto stesso; ma anche dell’investimento sul capitale umano, formando dipendenti sempre più qualificati che sappiano gestire e ottimizzare tutti questi processi fortemente innovativi, evitando il rischio di essere schiacciati dalla concorrenza globale.



Riccardo Casullo

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